Proprietà medicinali

birra medicina

Illustratio medicinalis Salernitana.(Vienna XIII sec)

L’ORZO

È molto facile da digerire ed è altamente energetico. Facilita la concentrazione e l’attività cerebrale in quanto contiene magnesio, fosforo, potassio, vitamina PP, E, calcio e ferro. È rimineralizzante delle ossa (è ricchissimo di fosforo), previene le affezioni polmonari e cardiovascolari, è nutriente e tonico, ed è molto indicato in caso di gastriti, coliti e cistiti. L’orzo ha spiccate proprietà antinfiammatorie ed emollienti e agevola il sistema immunitario grazie alla sua abilità nel contrastare le infiammazioni anche sul sistema digerente e urinario. L’ordenina esercita un’azione antisettica sull’intestino. Il decotto viene usato anche per impacchi sugli occhi arrossati.

BIRRA E DIURESI

Un adulto normale e di peso medio espelle tra i 1.000 ed i 1.800 centimetri cubici di urina ogni giorno. Tale quantità – che peraltro varia da soggetto a soggetto in base a vari fattori: alimentazione, età, peso e stagione dell’anno – aumenta nel caso in cui invece dell’acqua si consuma birra. In questo caso, infatti, la presenza dei sali minerali (potassio e magnesio) e la ridotta quantità di sodio favoriscono l’accelerazione del processo diuretico e, di conseguenza, l’abbondanza della produzione di urine.

In buona sostanza, quindi, la birra, se assunta in quantità modeste, aiuta il naturale lavoro dei reni senza però alterare l’equilibrio dei liquidi e dei sali minerali presenti nel corpo, questo può comportare innanzitutto la diminuzione dell’incidenza dei calcoli renali e, poi, un giovamento per la salute generale.

BIRRA E CUORE

Numerosi sono gli studi che hanno evidenziato come il consumo moderato di alcol  sia associato ad un minore rischio di infarto del miocardio. Un’analisi scientifica (metanalisi) di tutti i dati esistenti, effettuata nel Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Barcellona, ha portato alla conclusione che, le bevande fermentate come birra e vino, che oltre all’alcol contengono anche componenti minori come i polifenoli, sembrano in grado di assicurare una migliora protezione nei confronti delle malattie cardiovascolari rispetto agli altri alcolici.
Uno studio olandese pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet ha stabilito che il consumo quotidiano, ma oculato, di birra protegge dagli attacchi di cuore più e meglio del vino rosso Una pinta di birra al giorno toglie il cardiologo di torno… La parafrasi di un vecchio proverbio sintetizza al meglio il rivoluzionario risultato cui è giunto un team di ricercatori olandesi.

Stando ai risultati della ricerca del dottor Kenk Hendricks e dei suoi colleghi, pubblicata dalla prestigiosa rivista scientifica inglese The Lancet, una pinta (56,1 cl) di birra al giorno protegge da attacchi di cuore più di un bicchiere di vino rosso o di altri alcolici.

Partendo dalla constatazione che la birra contiene un’interessante quota di vitamina B6, la vitamina che influisce sulla produzione, all’interno dell’organismo, dell’omocisteina, un agente chimico ritenuto una delle concause dei problemi cardiaci, i ricercatori olandesi hanno tenuto sotto osservazione per 12 settimane 111 uomini (di età compresa fra i 44 ed i 59 anni) in buone o ottime condizioni di salute, abituati a consumare ogni sera la stessa bevanda: chi la birra e chi il vino.

Durante il periodo di osservazione è emerso che quanti bevevano la birra vedevano aumentare nel sangue i livelli di vitamina B6 (+30%) mentre quelli dell’omocisteina rimanevano stabili; nei consumatori abituali di vino, invece, mostravano un costante aumento (+8%) dei livelli di omocisteina con un conseguente aumento (+10-20%) dei rischi cardiovascolari.

I risultati del team dell’Istituto olandese per la ricerca sul cibo e sulla nutrizione, che per la prima volta mettono direttamente in relazione gli effetti benefici del vino e della birra, suffragano una volta di più l’assunto – datato 1951 – che un aiuto efficace al buon funzionamento dell’apparato cardiocircolatorio è l’assunzione di moderate quantità di alcol.

Da allora sull’argomento si sono succeduti moltissimi studi che non hanno fatto che corroborare quella tesi, ed ormai è opinione diffusa all’interno della classe medica che il consumo di “moderate” quantità di alcol riduce significativamente la mortalità legata ad infarto ed ictus. Queste proprietà benefiche sono da attribuire principalmente ai polifenoli, presenti nella materia prima, e ad altri microcomponenti ad elevato potere antiossidante, che agiscono contro le sostanze tossiche come i radicali liberi, riconosciuti come una delle possibili cause di aterosclerosi e malattie cardiovascolari.

Accanto ai medici e ai nutrizionisti che hanno sempre citato a testimonianza della verità di questo assunto scientifico il cosiddetto “paradosso” francese (ovvero la scarsa incidenza di malattie cardiovascolari in un paese come la Francia – dov’è tradizionalmente diffuso il consumo di grassi saturi, contenuti soprattutto nei formaggi – dovuta alla propensione dei francesi a bere vino durante i pasti), dobbiamo ricordare quegli esperti per i quali è valido il “paradosso tedesco”. In Germania, infatti, dove la birra è la bevanda preferita, un’indagine ha stabilito che la sospensione forzata del consumo di birra determinerebbe un aumento delle malattie cardiovascolari, la diminuzione delle aspettative di vita di almeno due anni e, più in generale, il crollo del buon umore, alleato fondamentale di qualsiasi terapia medico-farmacologica.

Tornando alle evidenze scientifiche, comunque, vale la pena ricordare alcuni tra i risultati più recenti. Il primo è quello del gruppo di Leon Simmons della University of New South Wales (Australia) che, nel corso del Congresso internazionale “Nutrizione, trombosi e malattie cardiovascolari”, ha presentato una ricerca realizzata nell’arco di oltre 10 anni su circa 2.800 anziani residenti a Dubbo, una cittadina a nord-ovest di Sydney. I risultati dimostrano come il consumo di una o due birre al giorno (corrispondenti a quantità variabili tra il ½ litro ed il litro) ha ridotto la mortalità totale della popolazione della piccola – e anziana – comunità: dal 51% dei maschi non bevitori al 42% dei maschi bevitori, con una riduzione del 17%; percentuale che sale al 19% nelle donne.

Dall’Australia arriva anche una seconda novità: il gruppo del professor Ian Puddey dell’University Department of Medicine del Royal Perth Hospital ha esaminato l’impatto del consumo di birra sui fattori a rischio per le malattie cardiovascolari: livelli elevati di colesterolo e ipertensione. Premesso che l’assunzione di alcol favorisce sempre e comunque l’innalzamento della pressione sanguigna, è stata però evidenziata una differenza fondamentale. Mentre un superalcolico fa letteralmente impennare la pressione arteriosa ed i valori del colesterolo, il consumo di una bevanda di moderata gradazione alcolica (la birra) unisce al piccolo aumento della pressione l’aumento del livello di colesterolo “buono” HDL e la diminuzione di quello “cattivo” LDL, con una riduzione dell’attività dei fibrinogeni e delle piastrine, che sono i fattori che favoriscono la formazione dei trombi nel sangue.

BIRRA E PARAMETRI METABOLICI

L’alcol in dosi elevate ha un’azione diretta sull’eccitabilità e contrattilità del muscolo cardiaco. Un abuso di sostanze alcoliche, infatti, crea un aumento del ritmo cardiaco e della gittata sistolica dando origine ad una vasodilatazione cutanea (gote arrossate, sensazione di calore) contemporanea ad una vasocostrizione della milza.

La birra in sé non ha un elevato grado alcolico (da 3.6 grammi – lager – a 6 grammi – doppio malto – di alcol ogni 100 grammi di prodotto) ma è facile capire che gli effetti dannosi dell’alcol dipendono, più che dal tipo di bevanda, dalla quantità consumata.

La quantità massima consentita è fissata, per alcuni esperti, in 40 grammi di alcol giornalieri per l’uomo e 30 grammi per la donna, ma recentemente il mondo britannico, alla luce della letteratura internazionale più aggiornata, propende per dosi raccomandate di 3 unità giornaliere (24g.) per l’uomo e due unità (16g.) per la donna, fino ad un limite massimo settimanale di 21 (168g.) e 14 unità (112g.) rispettivamente; cioè – prendendo in considerazione le lager a più bassa gradazione alcolica – circa 4 litri a settimana per gli uomini e 3 litri per le donne.

BIRRA E TUMORI

Il consumo di bevande ad alta concentrazione alcolica è stato spesso associato ad un aumento del rischio di alcuni tumori delle prime vie dell’apparato digerente. Recenti dati pubblicati su autorevoli riviste scientifiche internazionali di epidemiologia e oncologia, sembrano evidenziare invece una non correlazione tra consumo di birra e tumori dello stomaco, dell’intestino e del pancreas. Una ricerca dell’Istituto dei Tumori di Genova ha evidenziato inoltre che lo xantumolo, polifenolo contenuto nel luppolo, ingrediente caratteristico della birra, è capace di frenare l’angiogenesi, cioè la proliferazione dei vasi sanguigni che alimentano la crescita dei tumori. Lo xantumolo sarebbe 100 volte più potente dei polifenoli contenuti nel tè verde e nel vino rosso.
Una delle più recenti ed interessanti ricerche fatte in campo oncologico pubblicata dall’American Journal of Epidemiology (S.Chu, P.Wigo, L.Webster) e riguardante una possibile correlazione tra la birra ed il cancro al seno. I risultati di questo studio hanno infatti permesso di affermare che le donne che consumano abitualmente moderate quantità della bevanda non aumentano le probabilità di andare incontro al tumore della mammella rispetto alle donne che non hanno mai assunto alcolici.

Il rapporto tra cancro allo stomaco e birra è stato invece esposto da uno studio prospettico pubblicato sul Cancer Research (A.Nomura, J.S.Grove, G.N.Stemmermann, R.K.Severson) in cui si è riusciti a dimostrare che chi beve una corretta quantità di birra non rischia in alcun modo di veder aumentare il proprio rischio nei confronti del tumore allo stomaco. Stesse conclusioni si sono avute da una ricerca inglese sulle relazioni possibili tra la birra e il cancro al colon e da una ricerca americana in merito agli effetti sul cancro alla tiroide.

Buone notizie circa il tumore al pancreas, poi, sono arrivate da un altro studio (C. Bouchardy, F.Clavel, C.La Vecchia, L.Raymond, P.Boyle) che nel considerare le interazioni fra l’alcol e la malattia ha stabilito che le bionde, le rosse e le scure non sono dannose per l’intestino e che, quindi non si può associare in alcun modo la comparsa di un tumore intestinale con l’assunzione di un qualsiasi tipo di birra.

BIRRA E DENSITA’ DELLE OSSA

Sembra che l’assunzione di alcol possa avere una relazione con la densità minerale ossea, attualmente il più efficace indicatore sulla salute delle nostre ossa. Il Centro di Ricerche sulla Nutrizione Umana di Cambridge ha analizzato in tal senso il silicio, un nutriente importante per la salute ossea, presente in grandi concentrazioni nella birra. Il Centro scientifico inglese ha avviato una serie di studi su volontari i cui risultati sono molto attesi.

BIRRA E SINDROME METABOLICA

L’assunzione di bevande moderatamente alcoliche, come il vino e la birra, sembra associato in modo inversamente proporzionale, sia negli uomini che nelle donne, all’insorgenza della Sindrome Metabolica, una alterazione patologica del metabolismo che accompagna il diffondersi dell’obesità in tutto il mondo. Secondo il Dipartimento di Alimentazione Umana dell’Università di Copenaghen, i benefici si avrebbero solo in presenza di moderate assunzioni di alcol, mentre, aumentando via via le dosi, il rischio di sindrome metabolica e il grasso addominale riprenderebbero ad aumentare.

BIRRA E DIABETE DI TIPO II

Bere alcolici in misura moderata, indipendentemente dal tipo di bevanda, potrebbe proteggere dal diabete di tipo II. Lo ha evidenziato un importante studio prospettico (EPIC), durato 6 anni e condotto in Europa su 16.330 donne di età compresa tra 49 e 70 anni non diabetiche. All’inizio dello studio le volontarie sono state sottoposte a questionario e prelievi ematici. Rispetto alle donne astemie e alle forti bevitrici, coloro che bevevano alcolici in misura moderata presentavano un minor rischio relativo di ammalarsi di diabete.
Bere per prevenire, ovvero “Drink to prevent” è, oltretutto, anche il titolo di uno studio statunitense rivolto ai diabetici e pubblicato sul JAMA (Journal of American Medical Association). Secondo gli autori, infatti, uno o due bicchieri al giorno di bevande a basso contenuto alcolico forniscono protezione nei confronti delle complicanze cardiovascolari del diabete di tipo 2, la più diffusa forma di questa malattia. Al contrario di altre bevande contenenti zuccheri, infatti, la birra non alza il livello di insulina. In pratica, quanto finora era valido per la prevenzioni di infarti ed aterosclerosi in pazienti a rischio di malattie cardiovascolari vale anche per i malati di diabete, con il risultato di allontanare i rischi più seri e di allungare le aspettative di vita.

In questo caso specifico, però, c’è una “procedura” da rispettare: l’assunzione di alcolici per i diabetici non vale in termini assoluti. Il via libera per il consumo può e deve darlo solo il medico curante, che valuterà caso per caso le indicazioni da dare.

BIRRA E GOTTA

L’ingerire grandi quantità di bevande alcoliche, insieme all’eccessivo consumo di carne e pesce, è stato sempre messo in relazione con la gotta, malattia delle articolazioni che colpisce l’1-2% della popolazione adulta maschile nel mondo occidentale. Tanto è vero che, a chi è colpito da gotta, viene prescritta una dieta rigorosamente senza alcol. Alcuni recenti studi hanno però messo in luce che, un consumo moderato di bevande alcoliche, insieme ad una dieta ricca frutta e verdura e povera di grassi, potrebbe addirittura svolgere un effetto protettivo in presenza di questa malattia.

BIRRA E SISTEMA IMMUNITARIO

L’Unità di Immunonutrizione del Dipartimento di Metabolismo e Nutrizione di Madrid fa sapere che, mentre l’abuso di alcol induce, come è noto, un abbassamento delle difese immunitarie (immunosoppressione) con un aumento della frequenza e della gravità delle infezioni, un consumo moderato di alcol, invece, può portare benefici al nostro sistema immunitario. In particolare sembra che le bevande fermentate, quale ad esempio la birra, ingerite in piccole dosi, possano avere un effetto immunomodulatore sulla componente infiammatoria che caratterizza le prime fasi della malattia cardiovascolare.


BIRRA E MENOPAUSA

Il 25 novembre 1999, nel corso del Simposio europeo “Birra e salute” ospitato a Bruxelles dall’Associazione europea dei produttori di birra (CBMC) è stato presentato uno studio dell’Instituto de Agroquimica y tecnologia de alimentos (IATA) di Valencia, Spagna che rileva l’aumento dei livelli di androstenedione, estrone ed estradiolo (tutti estrogeni) nelle donne che consumano abitualmente la birra… E come tale aumento mantenga più a lungo la funzione ovarica, ritardando in maniera sensibile la menopausa.

XANTUMOLO DEL LUPPOLO: NUOVE EVIDENZE SUL SUO EFFETTO ANTICANCRO

Un nuovo studio effettuato su topi da laboratorio conferma l’azione dello Xantumolo del luppolo nel combattere il cancro Allo Xantumolo (XN), un polifenolo del luppolo presente nella birra, sono stati attribuiti effetti anti-cancro, ma i meccanismi sono ancora poco conosciuti. In questo studio è stato analizzato l’effetto della somministrazione di XN sulla crescita di tumori in topi “nudi”, topi senza pelo usati in ricerca perché privi di risposta immunitaria. A livello cellulare gli effetti del composto sono stati analizzati con specifici test di biologia cellulare sulla proliferazione e l’apoptosi. Le caratteristiche istologiche dei tumori sono state confrontate nei topi trattati, in confronto ai controlli. Sono stati poi misurati i biomarcatori di infiammazione con immunoistochimica, e si è valutata l’attivazione con dosaggio immunoenzimatico del fattore pro-infiammatorio NF-kB. Sulle cellule in vitro XN diminuiva marcatamente la crescita neoplastica, e nel tumore trapiantato nel topo si riscontrava una necrosi centrale, una ridotta infiammazione e proliferazione, un aumento di apoptosi ed una diminuzione di neo-vascolarizzazione. L’effetto anti-angiogenetico di XN e’ stato poi confermato con il dosaggio del Fattore VIII. I livelli di NF-kB diminuivano cosi come la sua attività biologica. L’insieme di queste nuove informazioni indica che XN interferisce sia con il tumore che con le cellule normali deputate all’infiammazione ed alla vascolarizzazione e si presenta quindi come un agente anti-cancro dal duplice meccanismo.

Bibliografia:

Beer & Health – The benefits of moderate Beer Consumption – Second Edition: CBMC – The Brewers of Europe 2002

Brewers of europe “the effects of moderate beer consumption – a digest of the current scientific literature 2008

IV Simposio europeo “Birra e salute” Estudio Recopilatorio “Cerveza y Salud“Abril 1998 Dr. Javier Posada -centro de informaciòn cerveza y salud-

Monteiro R, Calhau C, Silva AO, Pinheiro-Silva S, Guerreiro S, Gärtner F, Azevedo I, Soares R. Department of Biochemistry, Faculty of Medicine, University of Porto, Al. Prof. Hernâni Monteiro, 4200‐319 Porto, Portugal.

Fondazione Giovanni Paolo II di Campobasso, effetti sull’effetto protettivo della birra sul cuore, European Journal of Epidemiology.

www.assobirra.it – ASSOBIRRA – Associazione degli Industriali della Birra e del Malto.